domenica, giugno 25, 2006

politici, sbirri e giornalisti superstiti


lo stato italiano (cioè noi cittadini) continua a pagare e mantenere fra i suoi quadri dirigenziali gente come questa, gente che quando le viene rivolta una domanda vera (tipo "come commenta questa sentenza emessa su di lei?") non sa fare di meglio di quanto potete vedere in questo video

il resoconto del tentativo di ottenere una risposta degna diquesto nome da parte di Pitero Ricca la trovate sul blog di Beppe Grillo a questo indirizzo


P.S.
davvero encomiabile in tutto questo il ruolo delle forze dell'ordine

P.P.S.
dai commenti apparsi sul post di Beppe Grillo riporto l'estratto della sentenza della corte d'appello di Palermo:
"Giulio Andreotti ha commesso il reato di partecipazione all'associazione per delinquere concretamente ravvisabile fino alla primavera 1980... estinto per prescrizione... L'imputato ha indotto i mafiosi a fidarsi di lui e a parlargli anche di fatti gravissimi (come l'assassinio di Mattarella) nella sicura consapevolezza di non correre il rischio di essere denunciati, ha omesso di denunciare le loro responsabilità, malgrado potesse, al riguardo, offrire utilissimi elementi di conoscenza... Aveva una propensione a intrattenere personali, amichevoli relazioni con esponenti di vertice di Cosa Nostra... (per) utilizzare la struttura mafiosa per interventi extra ordinem... forme di intervento para-legale che conferisce, a chi sia in possesso dei canali che gli consentano di sperimentarle, un surplus di potere rispetto a chi si attenga ai mezzi legali... La manifestazione di amichevole disponibilità verso i mafiosi è stata consapevole e autentica e non meramente fittizia... I fatti non possono interpretarsi come una semplice manifestazione di un comportamento solo moralmente scorretto e di una vicinanza penalmente irrilevante, ma indicano una vera e propria partecipazione alla associazione mafiosa, apprezzabilmente protrattasi nel tempo"


(dalla sentenza della Corte d'appello di Palermo del 2 maggio 2003 su Giulio Andreotti, imputato di associazione mafiosa, confermata definitivamente dalla Corte di Cassazione il 16 ottobre 2004).